C’è un tratto di pianura lombarda in cui la terra e l’acqua continuano a scrivere insieme lo stesso paesaggio da secoli: le risaie della Lomellina, distese tra Pavia, il Ticino e il Po, sono una delle culle della risicoltura italiana. Qui, dove il riso cresce immerso in un ambiente anfibio e regolato con cura millimetrica da canali, chiuse e fontanili, il cambiamento climatico si manifesta in modo particolarmente evidente. L’acqua, da sempre fonte di vita e produzione, sta diventando un fattore critico e instabile, mettendo in discussione gli equilibri agronomici e sociali di queste campagne.
Negli ultimi anni, la Pianura Padana ha vissuto una combinazione di eventi estremi: periodi di siccità prolungata, riduzione delle nevicate invernali – fondamentali per alimentare le falde – e una crescente competizione tra usi agricoli, civili ed energetici dell’acqua. I dati contenuti nel Rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2024” mostrano una riduzione media del 16% delle precipitazioni annue rispetto alla media 2000–2020, con cali fino al 25% proprio nelle aree risicole del Nord-Ovest, comprese le risaie della Lomellina. Non si tratta solo di quantità d’acqua in diminuzione, ma anche di una distribuzione più irregolare e meno prevedibile. Il risultato: sempre più spesso l’acqua manca quando serve e abbonda quando non è assorbibile.
Un esempio virtuoso tra le risaie della Lomellina: il Campo dell’Oste
In questo contesto, il Campo dell’Oste – azienda agricola a conduzione familiare attiva fin dall’Ottocento lungo il Po, nel cuore delle risaie lomelline – offre un esempio concreto di come la tradizione possa dialogare con le sfide contemporanee. Su circa 40 ettari coltivati, si produce esclusivamente riso Carnaroli da sementi certificate, con una cura particolare per la qualità e per il rispetto del paesaggio agricolo. La scelta di coltivare in purezza e in rotazione testimonia un’attenzione costante alla sostenibilità produttiva. Inserita in un contesto irriguo storico come quello delle risaie lomelline, l’azienda beneficia di una rete idraulica che consente una gestione attenta e calibrata dell’acqua, oggi più che mai elemento cruciale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Secondo il CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura, questa tecnica può abbattere il consumo idrico del 30% rispetto alla sommersione continua, mantenendo rese competitive (Rapporto CREA Agricoltura e Clima, 2024).
Camminando tra le risaie della Lomellina, si leggono i segni della trasformazione: cicli vegetativi anticipati, periodi di stress idrico, cambiamenti nella gestione del calendario agricolo. Un contesto che riflette su piccola scala ciò che emerge a livello continentale: nell’aggiornamento 2025 del Sesto Rapporto IPCC, si evidenzia come il Sud Europa – e in particolare le aree agricole del Mediterraneo – sia tra le più vulnerabili all’aumento delle temperature e alla riduzione delle risorse idriche, con un rischio concreto di cali produttivi del 20–30% entro metà secolo in assenza di misure di adattamento.
Per questo, a breve parteciperò a un’esperienza che unisce questo racconto a un modo di viaggiare più coerente: il percorso organizzato da Discovera, che propone di raggiungere il Campo dell’Oste in treno, partendo da Milano con una tratta regionale comoda, diretta e a basso impatto. L’International Transport Forum (OCSE, Decarbonising Transport in Europe, 2024) calcola che il treno regionale genera fino all’80% in meno di emissioni di CO₂ per passeggero rispetto all’auto privata su tratte comparabili. In un’epoca in cui ogni scelta conta, anche il mezzo con cui si raggiunge una risaia lomellina può diventare parte del messaggio.Le risaie della Lomellina non sono solo luoghi di produzione, ma archivi viventi del cambiamento. E ogni passo tra questi specchi d’acqua – ogni viaggio consapevole – è un modo per restare connessi alla terra, senza perdere la direzione.