Overtourism e Geotagging: l’impatto del turismo di massa

Indice

Il turismo è da sempre una fonte significativa di crescita economica e scambio culturale. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’aumento esponenziale dei viaggiatori ha portato all’emergere di fenomeni come l’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico che compromette la qualità della vita dei residenti e l’integrità delle destinazioni. Parallelamente, l’avvento delle tecnologie digitali ha introdotto pratiche come il geotagging, che, sebbene offrano nuove opportunità di condivisione e scoperta, possono anche aggravare i problemi legati all’overtourism.
Questo articolo esplora la relazione tra overtourism e geotagging, analizzando le cause, gli effetti e le possibili soluzioni a queste sfide contemporanee.

Che cos’è il fenomeno dell’overtourism?

Venezia è il simbolo delle città prese di mira dall'overtourism.

L’overtourism si verifica quando il numero di visitatori in una destinazione supera la capacità di carico del luogo, causando impatti negativi sia per la popolazione locale che per l’ambiente [1]. Si tratta di un fenomeno recente, nato negli anni 2000 con l’esplosione del turismo globale low cost e la diffusione dei social media, che ha trasformato radicalmente il modo di viaggiare e di scegliere le destinazioni.

Le città storiche, i siti naturali e culturali, e i piccoli borghi sono tra i luoghi più vulnerabili a questo fenomeno. L’overtourism non si limita solo alla percezione del sovraffollamento, ma ha effetti concreti e misurabili sull’ambiente, l’economia locale e la qualità della vita degli abitanti.

Fonti:
[1] Overtourism: impact and possible policy responses – Parlamento Europeo (2019

Che cosa significa che il turismo è un fenomeno di massa?

Il turismo di massa è nato nel secondo dopoguerra con il boom economico e l’aumento del reddito disponibile per una parte crescente della popolazione mondiale. Le vacanze, un tempo privilegio di pochi, sono diventate accessibili a molti. Negli ultimi vent’anni, la combinazione di voli low cost, portali di prenotazione online e condivisione digitale ha ulteriormente abbattuto le barriere, rendendo il turismo un’attività di massa.

Overtourism in Italia: il caso di Venezia

L’Italia, con il suo ricco patrimonio culturale e paesaggistico, è particolarmente vulnerabile all’overtourism. Venezia rappresenta uno degli esempi più emblematici. Con una popolazione residente di circa 50.000 persone, la città lagunare accoglie ogni giorno circa 170 mila visitatori [2]. Questo squilibrio ha portato a una serie di problematiche:

  • Spopolamento: molti residenti si sono trasferiti fuori dal centro storico a causa del costo della vita e della pressione turistica.

  • Impatto ambientale: le grandi navi da crociera danneggiano la laguna e l’ecosistema marino.

  • Monocoltura turistica: il tessuto economico e commerciale si è trasformato per servire solo i turisti, perdendo varietà e servizi per i cittadini.

Per contrastare il sovraffollamento, Venezia ha introdotto diverse misure innovative. Tra queste, il contributo d’accesso per i turisti giornalieri, attivo nei weekend e nei giorni festivi, con tariffe più alte per chi prenota all’ultimo momento. La città ha anche regolamentato gli affitti brevi, imposto limiti ai gruppi turistici (massimo 25 persone e vietato l’uso di altoparlanti), e deviato le grandi navi da crociera verso il porto industriale di Marghera per tutelare la laguna. Si tratta di un insieme di azioni che punta a redistribuire i flussi, proteggere il territorio e migliorare la qualità della vita dei residenti [3]. Altre città italiane colpite dall’overtourism includono Firenze, Roma e altre zone come le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana.

Fonti:
[2] Venezia in numeri – Motion Analytica (2025)
[3] Venice extends its day-tripper tax through next year to combat overtourism – Apnews (2024)

Il ruolo del geotagging nel turismo

L'immagine mostra una turista fare una foto. Esplicativa della problematica del geotagging.

Il geotagging consiste nell’aggiungere informazioni geografiche (come latitudine e longitudine) a contenuti digitali, principalmente foto e video [4]. Questa pratica permette agli utenti di condividere esattamente dove è stata scattata un’immagine, facilitando la scoperta di nuovi luoghi da parte di altri utenti.

Com’è nato il geotagging?

Il geotagging è nato con l’integrazione del GPS negli smartphone e si è diffuso attraverso i social media come Instagram e TikTok. Gli utenti, nel condividere un’immagine, associano il nome del luogo o una posizione precisa, trasformando ogni contenuto in una “mappa” virale. Una foto postata in un luogo poco conosciuto può generare, nel giro di pochi giorni, un afflusso di centinaia di persone attratte dal desiderio di replicare quell’immagine. La possibilità di associare una posizione geografica precisa a un contenuto digitale ha reso più semplice la scoperta di nuove destinazioni e ha trasformato ogni viaggiatore in un potenziale promotore turistico. Le destinazioni turistiche, da parte loro, possono sfruttare i dati generati per migliorare la propria strategia di marketing territoriale, monitorare i flussi e ottimizzare l’offerta.

Criticità del geotagging

Tuttavia, se non utilizzato con consapevolezza, il geotagging può comportare effetti collaterali rilevanti. Questo fenomeno ha sollevato interrogativi sia sul piano ambientale che su quello culturale. Di seguito, alcune delle principali criticità associate al geotagging: 

  • Sovraffollamento di luoghi sensibili: la condivisione virale di località precedentemente poco conosciute può portare a un afflusso massiccio di visitatori, mettendo a rischio ecosistemi fragili e comunità locali.

  • Perdita di autenticità: la popolarità improvvisa di una destinazione può trasformarla, adattandola alle esigenze turistiche e snaturandone l’essenza.

  • Effetto copia-incolla: l’esperienza turistica rischia di omologarsi, con viaggiatori che visitano gli stessi spot fotogenici senza approfondire il contesto culturale e sociale, tutto il contrario rispetto ai valori dello slow-tourism.

Fonti:
[4] Geotagging of natural history collections for reuse in environmental research, Maciej M. Nowak et al. – Science Direct (2021)

La connessione tra geotagging e overtourism

In questa immagine c'è un fiordo islandese che è stato messo in pericolo per via del geotagging.

Il geotagging, sebbene sia nato come strumento innocuo di condivisione, può involontariamente contribuire all’overtourism. Quando una località viene geotaggata e condivisa ripetutamente sui social media, può diventare rapidamente una meta ambita, attirando un numero elevato di visitatori in breve tempo. Questo fenomeno è stato osservato in diverse parti del mondo:

  • Lago di Braies (Alto Adige): la popolarità su Instagram ha causato un boom turistico estivo e un impatto negativo sull’ambiente locale.

  • Fjaðrárgljúfur (Islanda): chiuso temporaneamente per rigenerazione ambientale dopo l’esplosione di visite dovute a un videoclip musicale di Justin Bieber [5].

Fonti:
[5] Il canyon di Fjaðrárgljúfur – Islanda.it (2023)

Studi scientifici sul geotagging e l’overtourism

Il geotagging, pur offrendo interessanti opportunità per la scoperta e la promozione turistica, presenta anche importanti criticità che meritano attenzione, soprattutto quando si parla di sostenibilità ambientale e identità culturale. Due aspetti emergono con forza nel dibattito contemporaneo: l’impatto ambientale e l’omologazione delle esperienze.

  • Un’indagine pubblicata da Unsustainable Magazine ha messo in luce come la condivisione delle coordinate geografiche sui social media possa esporre luoghi naturali, talvolta remoti o fragili, a un’improvvisa ondata di visitatori. Questo fenomeno, alimentato dalla viralità dei contenuti online, rischia di compromettere gli ecosistemi locali, portando con sé problemi come l’erosione dei sentieri, il disturbo alla fauna selvatica, l’accumulo di rifiuti e il sovraccarico delle infrastrutture. In questo contesto, emerge con chiarezza la necessità di un uso più etico e consapevole del geotagging, che tenga conto non solo dell’estetica della condivisione, ma anche delle conseguenze che essa può generare [6].

  • Sul piano culturale, un altro studio pubblicato su MDPI ha approfondito le conseguenze della pressione esercitata dal turismo digitale sull’identità dei luoghi. La ricerca, condotta nei borghi storici delle città d’acqua del Jiangnan, in Cina, ha dimostrato come l’eccessiva esposizione turistica possa spingere le destinazioni a trasformarsi per rispondere alle aspettative estetiche e fotografiche dei visitatori. Questo processo comporta una progressiva perdita delle caratteristiche locali, sia architettoniche sia culturali, a favore di un’immagine “instagrammabile” standardizzata. Il risultato è una pericolosa omologazione, in cui luoghi distanti e diversi finiscono per assomigliarsi, perdendo l’autenticità che li rendeva unici [7].

In sintesi, l’uso non regolamentato del geotagging può generare effetti collaterali rilevanti, contribuendo sia al degrado ambientale sia alla trasformazione delle destinazioni in prodotti replicabili. Per questo motivo, molti operatori del settore stanno iniziando a promuovere pratiche di condivisione più responsabili, invitando gli utenti a riflettere prima di postare e a privilegiare esperienze rispettose e meno invasive.

Fonti:
[6] The Geotagging Debate: Safety, Privacy, and Ethical Tourism – Unsustainable (2023)
[7] Deep Analysis of the Homogenization Phenomenon of the Ancient Water Towns in Jiangnan: A Dual Perspective on Landscape Patterns and Tourism Destination Images – MDPI (2023)

Come risolvere l’overtourism?

Affrontare il fenomeno dell’overtourism è una sfida complessa che richiede interventi articolati e una visione integrata. Non esiste una soluzione unica e valida per tutte le destinazioni: ogni luogo colpito da questo fenomeno ha caratteristiche, dinamiche e necessità diverse. Per questo motivo è fondamentale adottare una serie coordinata di strategie, in grado di incidere sia sul comportamento dei turisti sia sulla gestione delle destinazioni. Di seguito vengono illustrate alcune delle azioni più efficaci per contrastare l’overtourism e promuovere un turismo più equilibrato e sostenibile:

  • Diversificazione delle destinazioni: promuovere mete alternative per distribuire in modo più equo i flussi turistici. Ad esempio, le regioni meno conosciute possono diventare destinazioni slow, capaci di assorbire parte del turismo.

  • Educazione dei turisti: sensibilizzare i viaggiatori sull’impatto delle loro azioni e sull’importanza di un turismo sostenibile. Progetti come “Travel Better” dell’UNWTO mirano proprio a questo.

  • Uso di mezzi di trasporto sostenibili: incentivare l’uso di mezzi di trasporto, come il treno, le navette e la bicicletta, per ridurre il sovraffollamento delle strade e il traffico generato dalle auto private. Il turismo sostenibile passa anche da una mobilità più responsabile: utilizzare mezzi pubblici o mezzi a basso impatto riduce notevolmente le emissioni di CO₂ e il congestionamento delle destinazioni.

  • Gestione dei flussi turistici: implementare misure come i limiti di accesso giornalieri, le prenotazioni obbligatorie o le tasse di soggiorno, come già avviene in Bhutan o in alcune isole delle Filippine.

  • Tecnologia e dati: utilizzare strumenti di intelligenza artificiale e analisi dei dati per monitorare e prevedere l’afflusso turistico, permettendo una gestione più efficiente.

Conclusione: verso un turismo più sostenibile

L’overtourism e il geotagging rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato, la voglia di condividere esperienze autentiche; dall’altro, il rischio di compromettere l’autenticità stessa delle destinazioni. È necessario trovare un equilibrio tra la libertà di esplorare e documentare il mondo e il dovere di proteggerlo. Attraverso un uso consapevole delle tecnologie, ad una maggiore attenzione alla sostenibilità e ai principi del turismo sostenibile, è possibile immaginare un futuro in cui il turismo non sia una minaccia, ma una risorsa per tutti. Le località turistiche, i viaggiatori e i governi devono collaborare per costruire un nuovo modello di turismo, più etico, responsabile e inclusivo.

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Immagine di Redazione Discovera
Redazione Discovera
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