Borghi abbandonati: un’occasione per il turismo del futuro

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L’Italia custodisce migliaia di borghi storici, veri gioielli architettonici e culturali incastonati tra montagne, colline e valli. Molti di questi borghi, però, sono oggi abbandonati o spopolati. Un fenomeno che, se da un lato racconta una parte dimenticata del nostro passato, dall’altro può rappresentare una straordinaria opportunità per il turismo sostenibile e la rigenerazione dei territori. In questo articolo esploreremo il fenomeno dei borghi abbandonati in Italia e in Lombardia, analizzando le cause dell’abbandono e il potenziale legame virtuoso con il trasporto sostenibile.

Perché molti borghi italiani sono stati abbandonati

L’abbandono dei borghi è un fenomeno che interessa tutto il territorio del nostro paese. Secondo i dati dell’ISTAT, in Italia esistono oltre 6.000 nuclei abitati abbandonati o in forte declino demografico. Alcune fonti, come il dossier “Borghi del Futuro” di Legambiente (2021), parlano addirittura di oltre 5.800 borghi a rischio scomparsa, con un calo di popolazione superiore al 60% negli ultimi decenni [1].

Le cause principali dello spopolamento

Il fenomeno dello spopolamento dei borghi non è casuale né improvviso: è il risultato di trasformazioni profonde avvenute nel corso del Novecento e accelerate negli ultimi decenni. Dalla migrazione verso le grandi città al declino di interi settori economici locali, i fattori che hanno inciso sono numerosi e spesso interconnessi.

  • Urbanizzazione e migrazioni interne: dal dopoguerra in poi, milioni di persone si sono spostate dalle aree rurali ai grandi centri urbani in cerca di lavoro e servizi.
  • Declino dell’economia agricola e artigiana: la crisi di modelli produttivi tradizionali ha svuotato le aree interne.
  • Mancanza di servizi e infrastrutture: la chiusura di scuole, presidi sanitari e collegamenti ha reso difficile restare.
  • Catastrofi naturali: terremoti, frane e alluvioni hanno reso inabitabili molti piccoli centri, mai più ricostruiti.

“Secondo il MASE, il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è esposto a
rischio idrogeologico (frane, alluvioni, erosione costiera).” [2]

Nel complesso, il fenomeno dei borghi abbandonati è il risultato di dinamiche storiche, economiche e ambientali che hanno agito per decenni. Comprenderne le cause è il primo passo per attuare politiche di recupero efficaci, basate su un nuovo modello di sviluppo territoriale che rimetta al centro la qualità della vita, l’accessibilità e la sostenibilità.

Dati:

[1] Censimento di un’Italia che scompare, Planet B (2018)
[2] Dal 2010 l’Italia ha speso più di 5 miliardi contro il dissesto idrogeologico. Ma il rischio aumenta (2025) 

Borghi abbandonati in Lombardia: numeri e storie

La Lombardia non fa eccezione. In una regione spesso associata a grandi città e distretti industriali, esistono numerosi borghi fantasma o semi-abbandonati. Secondo una ricerca pubblicata da Immobiliare.it nel 2024, sono almeno 40 i borghi abbandonati in Lombardia, distribuiti tra Valtellina, Val Brembana, Val Seriana e le Prealpi lecchesi [3].

Esempi emblematici

  • Consonno (Lecco): “Las Vegas della Brianza”, abbandonato dopo una frana nel 1976 che isolò il borgo.
  • Savogno (Sondrio): raggiungibile solo a piedi, conserva intatto il fascino di un villaggio alpino dell’800.
  • Rovaiolo Vecchio (Pavia): evacuato negli anni ’60 per rischio idrogeologico, oggi meta di trekking.

Dati:

[3] Paesi fantasma in Lombardia: tutte le città e i borghi abbandonati nella regione, Immobiliare.it (2024)

Trasporti difficili = isolamento e spopolamento

Il trasporto (o la sua assenza) è stato una delle cause indirette dell’abbandono dei borghi. Molti centri oggi deserti sono nati in epoche in cui la mobilità era locale e lenta. Con l’avvento dell’automobile e della modernizzazione, la mancanza di collegamenti stradali o ferroviari competitivi ha contribuito all’isolamento.

Effetti dell’assenza di infrastrutture

  • Difficoltà di accesso ai servizi essenziali
  • Costi elevati per i pendolari e le aziende locali
  • Scarsa attrattività turistica

Un territorio disconnesso è destinato a perdere vitalità economica e sociale. La mancanza di collegamenti efficienti non solo scoraggia nuovi insediamenti o investimenti, ma spezza anche il legame tra il borgo e il suo potenziale bacino di visitatori. Il turismo moderno, soprattutto quello sostenibile, ha bisogno di infrastrutture leggere ma efficaci: treni regionali ben integrati, navette ecologiche, piste ciclabili e percorsi pedonali. Dove questi strumenti mancano, anche le migliori iniziative di rigenerazione rischiano di restare isolate. È per questo che investire in mobilità dolce è spesso il primo passo per riportare vita, economia e speranza nei borghi dimenticati.

Il turismo sostenibile può invertire la rotta

In controtendenza rispetto al passato, oggi cresce l’interesse verso i borghi minori, soprattutto da parte di viaggiatori attenti alla sostenibilità. Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024, circa il 42% dei turisti italiani ha visitato almeno un borgo rurale o abbandonato, cercando autenticità e natura [4].

Quali benefici porta il turismo sostenibile ai borghi

  • Ritorno economico per le comunità locali
  • Recupero del patrimonio edilizio esistente
  • Promozione di tradizioni e produzioni locali
  • Limitazione dell’overtourism nelle grandi città d’arte

Il turismo lento e responsabile valorizza la qualità dell’esperienza, non la quantità di visitatori, e può rappresentare una chiave per la rinascita.

Dati:

[4] Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, Roberta Garibaldi (2024)

Esperienze lente, treni regionali e percorsi dolci

Un modello di mobilità dolce, basato su treni regionali, navette ecologiche e percorsi ciclopedonali, è perfetto per la riscoperta dei borghi abbandonati.

Il ruolo del trasporto sostenibile

  • Treni locali e storici: permettono di raggiungere zone interne senza l’uso dell’auto.
  • Navette e servizi a chiamata: ideali per collegare stazioni a piccoli centri.
  • Bici e cammini: incentivano un turismo attivo e a basso impatto.

Esempi virtuosi sono già in corso, come i Treni Storici della Fondazione FS o le proposte “Train & Trek” di alcune Regioni.

Un modello di mobilità dolce, basato su treni regionali, navette ecologiche e percorsi ciclopedonali, è perfetto per la riscoperta dei borghi abbandonati. Non si tratta solo di un’alternativa sostenibile all’auto privata, ma di un vero e proprio approccio esperienziale al viaggio. Muoversi lentamente permette di osservare, ascoltare, entrare in connessione profonda con il territorio e con chi lo abita. Ogni stazione, ogni sentiero, ogni tragitto diventa parte integrante del racconto.

Ma per fare davvero la differenza, occorre andare oltre l’approccio romantico del viaggio lento. Serve una strategia strutturata per favorire l’intermodalità, con investimenti nei collegamenti tra ferrovia e mobilità locale, nella creazione di servizi navetta integrati e in hub di scambio facilmente accessibili. Solo così questi luoghi potranno tornare a essere vivi, raggiungibili e parte di un sistema turistico sostenibile e moderno.

Borghi che stanno rinascendo grazie al turismo responsabile

Diversi borghi italiani stanno dimostrando che la rinascita è possibile, soprattutto quando si investe in cultura, accessibilità e turismo sostenibile.
Per esempio, Livemmo, in Lombardia, è uno dei 21 borghi vincitori del bando PNRR per la rigenerazione culturale dei piccoli centri: ha ricevuto un finanziamento di 19,7 milioni di euro per diventare un laboratorio di innovazione sostenibile e turismo lento [5].

Un caso virtuoso è Aliano, in Basilicata; celebre per l’esilio di Carlo Levi, è rinato grazie al turismo letterario e ai festival culturali, diventando parte del circuito dei Borghi Autentici d’Italia. Una delle mete più amate del turismo lento è Civita di Bagnoregio, nel Lazio. Soprannominata “La città che muore”, è accessibile solo a piedi tramite un ponte pedonale  e attira ogni anno oltre 800.000 visitatori, dimostrando che anche i luoghi più fragili possono trasformarsi in simboli di rinascita sostenibile [6].

Queste storie ci insegnano che con visione, pazienza e cura si può riaccendere la vita là dove sembrava scomparsa. E che ogni borgo, per quanto silenzioso, ha ancora qualcosa da raccontare a chi ha voglia di ascoltarlo.

Dati:

[5] Borghi Avvenire, Il dossier di Legambiente (2024)
[6] Bagnoregio, rdeditore.it (2019)

Cosa possiamo fare noi viaggiatori

Il turismo sostenibile non è solo una questione di offerta, ma anche di scelte personali. Ogni viaggiatore può contribuire concretamente alla rinascita dei borghi abbandonati:

Le buone pratiche del turista consapevole

  • Usare treni e mezzi pubblici ogni volta che è possibile
  • Prenotare esperienze che coinvolgano la comunità locale
  • Acquistare prodotti tipici direttamente dai produttori
  • Rispettare i luoghi e i tempi della natura
  • Condividere l’esperienza per ispirare altri viaggiatori

Leggi anche: 

Conclusione

I borghi abbandonati non sono solo luoghi di decadenza, ma spazi di opportunità. Con politiche mirate e un approccio turistico consapevole e sostenibile, è possibile invertire il processo di abbandono e rigenerare interi territori. Il trasporto sostenibile, in particolare, può fare da volano per un nuovo modo di viaggiare: lento, rispettoso e rigenerativo. Discovera, con i suoi pacchetti combinati di treno + esperienze, può essere parte di questo cambiamento. Perché ogni viaggio responsabile è un passo verso il futuro dei nostri borghi.

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Immagine di Redazione Discovera
Redazione Discovera
La redazione Discovera è un team di viaggiatori, storyteller e amanti del territorio. Ogni settimana selezioniamo le migliori esperienze in treno per far scoprire l’Italia in modo sostenibile, comodo e accessibile. Dalle gite in giornata ai tour culturali, raccontiamo destinazioni autentiche e pacchetti zero stress, per chi cerca il piacere di viaggiare senza pensieri.

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